Introduzione
Le Riflessioni sulla violenza rappresentano uno sguardo lucido e appassionato sul tempo storico nel quale Sorel vive. Egli vi prende parte da una prospettiva particolare: quella di un uomo la cui esigenza è di coincidere con il proprio pensiero, di assumere una coerenza che non teme la contraddizione, di non disdegnare di ritornare più volte su un argomento per riformularlo o per arricchirlo d’ulteriori considerazioni. Sorel intende essere un uomo che rifiuta la mediocrità e non teme di essere considerato marginale. Egli è cosciente che il suo modo di procedere è costellato da limiti e da una mancanza di metodo inteso come ufficialità accademica. Preferisce rivolgersi ai suoi pochi lettori1 e correre i rischi che ciò comporta. Seguire un metodo, uno schema, significherebbe chiudersi dentro un cerchio dorato per impedire a fatti nuovi di disturbare l’edificio razionale. Il pensiero è sempre in costruzione. Esso rappresenta l’atto vitale nel quale imprevedibilmente l’irrazionale irrompe. Non ama gli intellettuali da qualsiasi parte politica provengano, in quanto il loro scopo è solo quello di ristabilire lo Stato, e il più delle volte di rafforzarlo, per farne un proprio oggetto, una conquista personale. +
